Il cielo e i luoghi sacri dei Celti

 

  • Tipo: Libro
  • Pagine 445
  • Collana:  Paganitas
  • Anno: 2013

 

Alcuni anni fa lo studioso bretone Jean Markales fece un’affer-mazione piena di fiducia per molti altri celtisti: <<E’ un dato di fatto dimostrato che i Celti non hanno mai costruito templi prima della sottomissione dei romani e prima della loro assimilazione ai greci >>. Questo è strettamente vero soprattutto per le popolazioni galliche stanziate nella Gallia settentrionale e dipende anche dalla definizione classica di “tempio” in senso stretto, classico cioè un edificio in pietra o in legno dotato di alzato.  Per esempio Entremont, Glanum, Roquepertuse confermano che i Galli del Sud costruirono dei templi già dal III secolo a.C. sotto l’influenza della cultura greca presente nelle colonie greche presenti sula costa meridionale della Gallia, ma a Glanum esisteva già da prima un semplice santuario alla sorgente del fiume. Ecateo di Abdera menziona già un tempio rotondo dedicato ad Apollo “su un’isola”, ma doveva trattarsi di una struttura megalitica di almeno due millenni precedente, che, sulla base delle indicazioni astronomiche relative alla visibilità locale della Luna, è stato identificato nel complesso neolitico di Callanish posto nell’isola di Lewis nell’arcipelago delle Orcadi a nord della Scozia. Da Livio sappiamo che i Boi avevano un tempio a da Polibio che gli Insubri ne avevano uno dello stesso tipo.  Cesare non parla mai di templi, bensì usa l’espressione “locus consecratus”, “luogo consacrato”, il che formalmente si addice molto a luoghi di culto di origine naturale non necessariamente fatti dalla mano dell’uomo. In realtà Cesare sembra alludere nello specifico ai luoghi sacri della Gallia i quali si trovano a cielo aperto o nelle radure di profonde foreste, sulle cime delle montagne, alle sorgenti, nelle paludi e nei laghi, sulle tombe degli antenati, sui tumuli neolitici delle grandi dee madri  o degli eroi. I Celti li chiamavano “nemeton”, parola che ha la stessa radice di “Nem”, che significa “Sfera Celeste”.  In questi siti i Druidi, ma soprattutto i Gutuater, cioè i custodi dei nemeton, eseguivano le osservazioni astronomiche finalizzate all’amministrazione del culto  e al controllo del calendario. In questi siti poteva avvenire uno scambio tra il mondo reale e quello soprannaturale perché il luogo consacrato costituiva il punto centrale e di passaggio tra i due mondi. 

 

AUTORE

Adriano Gaspani, nato a Bergamo, il 23 Marzo 1954, vive a contatto delle natura, in un luogo isolato e impervio tra le montagne dell'alta Valle Brembana, nel Bergamasco. Dal 1981, fa parte dello staff dell'Osservatorio Astronomico di Brera (Milano), afferente all'I.N.A.F. (Istituto Nazionale di Astrofisica - Roma).  Membro della S.I.A. (Società Italiana di Archeoastronomia) sin dalla sua fondazione, svolge le sue ricerche nel campo dell'Archeoastronomia con particolare riferimento ai periodi protostorico e medioevale in Europa e relativamente al perfezionamento delle tecniche di rilevamento dei siti archeologici di rilevanza astronomica e dell'analisi dei dati raccolti. Ha pubblicato numerosi volumi legati ai Celti e ha collaborato, per la parte archeo-astronomica, a numerosi volumi di vari autori dedicati alla storia dei luoghi di culto cristiani nel territorio italico eseguendo l’analisi dell’orientazione astronomica delle chiese prese in esame nei vari testi. Autore di oltre 170 lavori pubblicati su svariate riviste del settore, nella sua più che trentennale attività ha tenuto conferenze e seminari sia in Italia che all'estero.

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